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Notai: quale sanzione per la richiesta di onorario per la costituzione di una semplificata?

18 Maggio 2022
Avv. Prof. Gianluca Sicchiero  

Notai: quale sanzione per la richiesta di onorario per la costituzione di una semplificata?

Come tutti sanno, il notaio che costituisce una semplificata non può chiedere il pagamento di alcun onorario, come prevede l’art. 3 del d. l. n. 1/2012.
Una giustificazione del tutto formale è che, dovendo adottare il modello ministeriale di atto costitutivo, per ciò solo la sua attività sarebbe al limite del compilativo. Non è una giustificazione seria: in ogni caso il notaio deve raccogliere la volontà delle parti, verificare che l’oggetto sociale sia conforme alla legge e procedere a tutti gli adempimenti di legge e da nessuna parte è scritto che non risponda degli eventuali errori che commetta.
Da un altro punto di vista, ciò che gli viene chiesto è di regalare ai clienti il suo tempo, che è pur sempre un bene della sua vita, forse il più prezioso, come ci racconta una letteratura bimillenaria.
Il divieto di chiedere un onorario in cambio del proprio tempo costituisce quindi un vero e proprio esproprio senza indennizzo, della cui validità si potrebbe discutere a lungo.
Perché invece non si fa carico lo Stato di quei costi, come si fa con il gratuito patrocinio degli avvocati? Si noti che il gratuito patrocinio è previsto anche per i notai (art. 28, u,.c., l.n.), ma solo per spese e tasse, ipotesi in cui andranno prenotate a debito, non per la sua attività professionale.
In attesa che prima o poi la questione venga presa in considerazione, si pone il problema delle conseguenze disciplinari connesse ad un pagamento ottenuto in violazione di quel divieto.
Il tema è stato affrontato di recente in un caso in cui il notaio è stato sanzionato per violazione dell’art. 147 lettera a) l.n.
La CO.RE.DI. prima e la Corte d’Appello poi, avevano ritenuto che non ricorresse la violazione dell’art. 80 l.n., che si riferisce al notaio che chiede importi superiori al dovuto, in quanto la disposizione avrebbe presupposto che un qualche onorario sia dovuto, mentre qui nessun onorario è dovuto.
Donde, al suo posto, la sanzione inflitta per aver leso la dignità e il decoro della classe notarile ai sensi della lett. a) dell’art. 147 l.n., per ciolazione dell'art. 14 dei Principi di deontologia, che vieta "la omissione o la emissione irregolare di fatture a fronte di prestazioni rese".
La Cassazione (9 febbraio 2022, n. 4215) non ha condiviso il presupposto, dicendo invece che si ha la violazione dell’art. 80 l.n. anche quando nessun onorario sia dovuto, sicché la sanzione non è quella più grave dell’art. 147 l.n., ma quella più lieve dell’art. 80 l.n., salvo precisare che nulla esclude il concorso di entrambe le violazioni, cosa da accertare in concreto.
Questa decisione ci pare corretta quanto al rilievo della norma violata, perché l’assunto dei giudici di merito non si fonda sulla lettera dell’art. 80 l.n., ma su una sua interpretazione in malam partem che va esclusa in tema di illeciti disciplinari.
Se la violazione è il percepire una somma maggiore di quella dovuta, la regola vale anche quando nessuna somma è dovuta, perché l’illecito consiste nel ricevere ciò che non spetta.
Inoltre, a ben vedere, il pagamento dell'onorario non dovuto nulla ha a che vedere con l'emissione di fatture irregolari, laddove beninteso la fattura sia corretta nell'indicare onorario e relative imposte.
Desta invece maggiori dubbi la possibilità di ritenere che la violazione dell’art. 80 l.n. possa concorrere con quella dell’art. 147 lettera a) l.n., in quanto per questa strada allora ogni violazione della l.n. può concorrere sempre con la violazione di tale disposizione.
Senonchè ricostruendo il problema alla luce di un precedente del 2018, è possibile sistematizzare la materia.
Con la sentenza 7 giugno 2018, n. 14822, la Corte Suprema aveva rilevato che il comportamento di un notaio che, in oltre 500 fatture, aveva esposto una voce con dicitura “varie” del tutto priva di giustificazione, comportava la violazione dell’art. 14 dei Principi di deontologia, che protegge (inter alia) anche l’interesse che la concorrenza tra notai si svolga correttamente.
Nel caso di specie la mole delle violazioni era stata tale da escludere il diritto alle attenuanti; inoltre, si era notato in motivazione, ne derivava altresì la violazione dell’art. 80 l.n. ma qui perchè quella causale ("varie") non corrispondeva ad alcuna prestazione giustificata dal documento.
Il dato significativo dal profilo sistematico, quindi, consisteva anzitutto nella violazione massiccia e continuata sia dell’art. 14 dei Principi di deontologia, come anche dell’art. 80 l. n., ipotesi in cui la prima violazione (quella dei Principi) era prevalente per il suo carattere plurioffensivo.
Infatti in quel caso si aveva anzitutto la violazione non occasionale dei doveri di comportamento probo e poi, nel contempo, la violazione dei diritti del cliente, ipotesi che non ricorrono entrambe necessariamente in altri casi.
Laddove invece la violazione dell’art. 80 l.n. (ma non necessariamente anche dell’art. 14 dei Principi) sia occasionale, va anzitutto escluso che si possa avere violazione della lettera b), che presuppone, invece ed appunto, la non occasionalità.
La possibilità che la violazione occasionale di un principio di deontologia sia sanzionata ai sensi della lettera a) dell’art. 147 l.n., invece, sussiste ma a condizione che la singola violazione sia connotata da una particolare gravità che comporti la compromissione della dignità e del decoro della classe notarile.
Il legislatore, infatti, pretende questa consistenza dell’illecito, altrimenti avrebbe sanzionato con la lettera b) qualsivoglia violazione dei principi notarili.
Vero è che le sezioni unite hanno detto che esiste anche la sanzione dell’avvertimento, sebbene non testualmente prevista dall’art. 147 l.n., che riguarderebbe le violazioni più lievi non colpite espressamente dalla legge notarile, che invece qui, nell’art. 80, indica violazione e sanzione.
C’è poi da dire che l’art. 145 bis l.n. consente l’oblazione degli illeciti puniti con la sola sanzione pecuniaria, proprio come quello dell’art. 80 l. n. e quindi solo se la violazione sia manifestamente grave l’oblazione estinguerà solo l’illecito ex art. 80 l.n. ma non quello, derivante dalla plurioffensività specifica del caso, dell’art. 14 dei Principi in uno con la lettera a) dell’art. 147 l.n.
Negli altri casi, allora, quella violazione può essere subito estinta con l’oblazione, eliminando quindi ogni precedente che possa assumere rilievo futuro.
Ma quand’è che il pagamento un tantum di un onorario per la costituzione di una semplificata comporterebbe la lesione della dignità della classe notarile, al punto di impedire l’oblazione per l’illecito ex art. 147, lett. a)?
Da non notaio credo di poter ribadire che, in questo caso, di offensivo vi sia l’obbligo di lavorare gratis, non di farsi pagare il proprio lavoro e quindi, se non ricorra un episodio scolastico del pagamento di un onorario stratosferico e non indicato correttamente in fattura, la dignità ed il decoro della classe notarile di cui parla l’art. 147 lettera a) sono violate dalla legge che impone la gratuità e non dal pagamento.
Con il che, dunque, resta sì la sanzione, ma solo quella oblabile dell’art. 80 l.n.