E’ valido l’atto notarile se l’interprete, privo dei requisiti previsti dall’art. 58 l.n., sia stato designato dal tribunale?

23 Novembre 2019
Avv. Prof. Gianluca Sicchiero  

Il problema dell’interprete designato dal tribunale ma privo dei requisiti.

La cassazione si è trovata di fronte ad un caso di donazione in cui il donante era "muto a causa di ictus, che non può sottoscrivere a causa della malattia" ed in atto erano stati costituiti, oltre ai testimoni, “anche C.A. e D.M., designate dal Presidente del Tribunale di L. a seguito di ricorso in cui venivano indicate come persone abituate a trattare con l' A.P. che sapevano farsi intendere dal medesimo con segni e gesti”.

Senoché è emerso successivamente che “le interpreti sono rispettivamente M.A. zia della donataria (sorella del padre) e la D. nipote della donataria (figlia della sorella) e cioè parenti collaterali di terzo grado della M.A.“  In primo grado la donazione era stata ritenuta valida, ma non in appello, ove era stata dichiarata la nullità della donazione per violazione dell’art. 57 l.n.

La Cassazione ha chiuso la questione con la sentenza 13 settembre 2019, n. 22944 , dicendo che:

 “nel caso di specie le persone designate interpreti sono parenti collaterali di terzo grado della donataria [e quindi] deve ritenersi che l'atto sia affetto dalla nullità per inosservanza delle disposizioni indicate al punto n. 4 dell'art. 58 Legge not. La conclusione appare, peraltro, coerente con la ratio dell'art. 50 Legge not. come riconosciuta dalla giurisprudenza di questa Corte con specifico riferimento alla figura del testimone ma applicabile stante il rinvio dell'art. 56, comma 3 Legge not. ai requisiti necessari per essere testimone [rectius: interprete].

La ratio della norma dell'art. 50, va ravvisata nell'intento di assicurare l'esigenza dell'assoluta spontaneità dell'atto, che non può ritenersi soddisfatta allorquando nella formazione dello stesso intervengano persone che vi abbiano un interesse tale da far ragionevolmente temere che la loro presenza possa in qualche modo influenzare l'animo dell'autore, facendo si che la sua volontà sia meno libera e spontanea (cfr. Cass. 296/1968). In tale prospettiva non rileva a legittimare la declaratoria di nullità dell'atto medesimo un interesse semplicemente mediato ed indiretto del testimone (e quindi anche dell'interprete) all'atto oppure un interesse soltanto generico. Tuttavia, nel caso di specie sono state designate interpreti del donante due parenti collaterali di terzo grado della donataria e, cioè, soggetti che rientrano nella categoria dei successibili di quest'ultima ai sensi degli arti. 565 cc.c. e segg. e, perciò, portatrici di un interesse giuridico e diretto, per quanto non attuale, all'atto a cui hanno partecipato (cfr. principio di diritto espresso anche nella sentenza di questa Corte n. 6383/2001, richiamata dai ricorrenti)”. 

La designazione dell’interprete da parte del tribunale. 

Quanto al rilievo che l’interprete fosse stato designato dal tribunale, la questione non è stata affrontata dalla sentenza della cassazione, ma è chiaro che la valutazione operata dal tribunale in sede di ricorso di volontaria giurisdizione per la nomina, non è sufficiente a rendere idoneo l’interprete che non possieda i requisiti di legge.

Dalla ricostruzione della vicenda non risulta che il punto fosse stato fatto oggetto di valutazione del tribunale ma, quand’anche lo fosse stato, è dato pacifico che i provvedimenti di volontaria giurisdizione non danno mai luogo a giudicato, nel senso che non possono accertare con valore erga omnes ad es., che un soggetto sia titolare dei requisiti per svolgere una determinata funzione così come, più in generale, non si pronunciano mai sulle questioni di status (che infatti sono decise con sentenza, non con decreto).

Questo significa, in altre parole, che spetta al notaio di accertare se il soggetto indicato dal tribunale sia in possesso dei requisiti previsti dalla legge notarile per svolgere le funzioni per cui è stato designato.

Laddove il notaio accerti il difetto dei requisiti, potrà semmai procedere lui stesso con ricorso di volontaria giurisdizione chiedendo la sostituzione degli interpreti designati, in ragione dell’assenza dei requisiti occorrenti.

La nozione di interesse del testimone o dell’interprete.

La sentenza richiamata nella motivazione a titolo di precedente è Cass., 8 maggio 2001, n. 6383, la quale ha affermato il principio per cui “'interesse che preclude ad un soggetto la possibilità di essere interprete non si sostanzia nel solo fatto di essere parte dell'atto, nel qual caso l'interesse all'atto è in re ipsa, ben potendo l'interprete essere interessato all'atto, pur non essendone parte dello stesso.

Proprio perché il requisito di mancanza di interesse dell'interprete é analogo alla mancanza di interesse del testimone, il solo fatto che il testimone non sia parte dell'atto, (non potendo contemporaneamente essere parte e teste), non esclude per ciò solo che egli non possa avere interesse all'atto stesso”.

Ha poi precisato che “secondo la dottrina dominante e la stessa giurisprudenza di questa corte, che ha esaminato il problema con riferimento all'interesse del testimone a norma dell'art. 50 l. not., non ogni interesse nel testimone è rilevante per escludere che egli possa compiere la sua funzione, essendo rilevante, quale causa di incompatibilità solo un interesse giuridico, attuale e diretto, escludendosi in particolare modo che un interesse indiretto e non riflettente l'oggetto stesso della contrattazione possa rilevare ai fini della capacità a svolgere le funzioni di cui all'art. 50 l. not. (Cass. 30.1.1968, n. 296; Cass. 19.12.1963, n. 3192).

In altri termini, l'interesse che rende incompatibile l'esercizio della funzione dell'interprete, per il combinato disposto degli artt. 50 e 57 l. not. non è ogni tipo di interesse, ma esclusivamente quello che possa essere configurato come giuridico, attuale e diretto in relazione all'oggetto del contratto (o più in generale dell'atto) rogato dal notaio”.

Ora la nullità della donazione per assenza dei requisiti dei testimoni o degli interpreti è molto pericolosa in sede disciplinare: l’art. 138 l.n. sanziona con la sospensione da uno a sei mesi la violazione degli artt. 54-57 l.n..
Ma come può il notaio accertare che il testimone o l’interprete non siano interessati all’atto?

I casi evidenti non destano preoccupazione: è ovvio che chi è parte dell’atto è privo dei requisiti, così come dovrebbe essere ovvio che chiunque sia parente entro il sesto grado possa avere un interesse all’atto, ad es. se sia appunto parente di un donatario o parente (in caso di testamento) di uno dei beneficiari.

Senonché non è possibile conoscere con certezza se un soggetto sia o meno parente in quel grado, né se abbia un qualche interesse diretto agli effetti dell’atto; la formula che normalmente si usa, “avente i requisiti di legge, come lo stesso mi dichiara” dovrebbe però essere idonea (laddove beninteso l’interesse non emerga concretamente), se però al testimone o all’interprete sia stato spiegato quali siano questi requisiti.

Si può però ricordare, a maggior cautela, che nei giudizi civili, prima di escutere un testimone, il giudice gli fa dichiarare di essere “non parente, indifferente”, dove l’indifferente attiene alla sua posizione rispetto a quanto deporrà; aggiungere allora queste tre parole (o altra formula simile) non rappresenta un aggravio tecnico di stesura dell’atto e magari potrebbe essere risolutivo di ogni dubbio sulla responsabilità del notaio.