CORONAVIRUS: SALVARE IMPRESE E AZIENDE IN CRISI

16 Aprile 2020
Avv. Ugo Ticozzi  

Coronavirus: crisi imprese ed aziende, finanziamenti con garanzia dello Stato, ipotesi di concordato preventivo. La crisi derivante dal coronavirus pone molte questioni che le imprese e le aziende devono risolvere se vogliono evitare la loro crisi.
Approfondiamo la questione con un gruppo di avvocati, commercialisti e tecnici bancari

Introduzione su Crisi Coronavirus: salvare le imprese e le aziende

 

Viviamo un momento terribile: terribile sul piano umano per i molti morti ma anche sul piano economico posto che, causa coronavirus, si preannuncia per le aziende una  crisi che sarà molto peggiore di quella iniziata nel 2008 che portò nel 2009 ad una caduta del PIL del 5% con effetti ad oggi non ancora del tutto superati.
Secondo un rapporto del Centro Studi di Confindustria è come se l’economia italiana fosse stata colpita da un meteorite. Se, come sembra, i primi due trimestri del 2020 si chiuderanno a -10% sarebbe “la peggior caduta nella storia del paese” come scrive Stefano Marzocchi, capoeconomista di Confindustria.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale il PIL dell’Italia nel 2020 subirà un calo del 9,1%, mentre il calo del PIL della zona euro sarebbe del 7,5%

 

Crisi Coronavirus e rischio fallimento salvare le imprese e le aziende

 

Vi è un problema di sopravvivenza delle aziende.
Scrive Mario Draghi in un recente articolo pubblicato sul Financial Times che molte “società potrebbero essere ancora in grado di assorbire questa crisi per un breve periodo di tempo e aumentare il debito per mantenere il proprio personale al lavoro, ma le loro perdite accumulate rischiano di compromettere la loro capacità di investire in seguito”.
Come scrive Draghi nell’articolo già richiamato” la perdita di reddito sostenuta dal settore privato – e qualsiasi debito accumulato per colmare il divario – deve alla fine essere assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci pubblici”.

 

Crisi Coronavirus: finanziamenti e garanzie dello Stato per salvare le imprese e le aziende

 

Al riguardo il D. Lgs. 23 dell’8 aprile 2020 ha deliberato per le PMI una garanzia dello stato alle banche finanziatrici fino a 200 miliardi di euro e per aziende di maggiori dimensioni, tramite la Sace, finanziamenti per altri 200 miliardi.[1] Detti finanziamenti, sono riservati alle aziende che non sono in difficoltà e che non hanno (art.1) “esposizioni deteriorate presso il sistema bancario” e sono condizionati, tra l’altro, alla gestione dei livelli occupazionali attraverso accordi sindacali. Esclusi i finanziamenti fino a 25.000 euro alle PMI, i finanziamenti riguardano una parziale copertura del finanziato, dal 90 al 70%, restando perciò a carico della banca erogante il rischio sul residuo, conseguendone necessariamente una istruttoria della banca e successiva approvazione da parte di Sace, con tempi certamente più lunghi di quelli di un normale finanziamento bancario Va anche detto che la garanzia dello stato andrà integrata con erogazioni annuali, posto che attualmente il finanziamento di 200 miliardi per le PMI è garantito dal Fondo Centrale di Garanzia con 1 miliardo e Sace, che dovrebbe garantire altri 200 miliardi di euro, ha disponibile a tal fine 1.750 milioni mentre le banche, in situazione di normalità, per la copertura dei crediti hanno un patrimonio del 10% del finanziato.
Certo l’Unione Europea mette a disposizione ingenti risorse, la cui disponibilità andrà però condivisa con gli altri paesi dell’UE.
Secondo la normativa richiamata, il finanziamento alle aziende andrà restituito entro sei anni, con possibile prefinanziamento di due anni e sarà gravato di interessi che dovranno essere meno gravosi di quelli ordinari, “almeno uguale alla differenza tra il costo che sarebbe stato richiesto… per operazioni con le medesime caratteristiche ma prive della garanzia …. ed il costo effettivamente applicato”. E’ evidente che lo stato risponde in misura limitata alla richiesta di Draghi di un assorbimento, almeno parziale, dei costi della crisi da parte del bilancio pubblico.

  

Crisi Coronavirus e finanziamenti per salvare le imprese e le aziende: è necessaria una attenta valutazione

 

L’impresa dovrà perciò valutare attentamente (1) i vincoli gestionali che sono previsti per il finanziamento,(2) la compatibilità della tempistica del finanziamento con le proprie necessità di liquidità e (3) la propria futura capacità di restituzione in una situazione nuova e sicuramente di crisi quale sarà il mondo del dopo coronavirus, tenendo anche presente che il completo superamento della crisi avverrà solo con la disponibilità di un vaccino.
L’imprenditore dovrà anche tener presente che, secondo le normali regole dell’economia se l’azienda che ha contratto il debito non paga, per la quota garantita interverrà lo stato, subentrando nel credito come creditore privilegiato. E’ situazione con alto rischio di fallimento posto che il mancato pagamento del mutuo è dovuto a carenza di liquidità, risolvibile non dilazioni il pagamento in tempi molto lunghi o ricorrendo ad una procedura concursuale, quale preferibilmente un concordato con continuità aziendale diretta o indiretta, con riduzione, normalmente consistente, del credito. In entrambi i casi lo stato dovrebbe rinunciare ad una parte del proprio credito, con una responsabilità che, l’esperienza lo insegna, ben difficilmente un pubblico funzionario si assumerà, conseguendone il probabile fallimento della azienda.
Anche in questo caso sono possibili interventi che salvaguardino una società sana, anche e soprattutto nell’interesse dei dipendenti, anticipando l’affitto della azienda a terzi che si propongano di acquistarla nell’ambito della successiva procedura fallimentare, ma è chiaro che si tratta di una estrema ratio, per quanto possibile da evitare.

 

Crisi Coronavirus: concordato preventivo per salvare le imprese e le aziende

 

L’azienda in incaglio o sofferenza nel sistema bancario, e perciò esclusa dalla possibilità di finanziamento garantito dallo stato e l’azienda che ritenga di non usufruire del finanziamento garantito, ad evitare – come scrive Draghi - che le perdita accumulate compromettano la loro capacità di investire in seguito, potrà valutare di tutelare la propria sopravvivenza anticipando la situazione di crisi con la formulazione un ricorso per un concordato preventivo con continuità aziendale.
Dice l’art. 186 bis Legge Fallimentare he il concordato preventivo con continuità aziendale “prevede la prosecuzione dell’attività di impresa da parte del debitore” o anche in alternativa “la cessione dell’azienda in esercizio ovvero il conferimento dell’azienda in esercizio in una o più società, anche di nuova costituzione”. L’ammissibilità del concordato è condizionata alla convenienza per i creditori, secondo una corretta valutazione, della continuità aziendale diretta (stessa azienda) o indiretta (altra azienda, anche in affitto) rispetto al fallimento.
Va anche rilevato che l’art. 161 Legge Fallimentare prevede la possibilità di presentare la domanda di concordato senza l’intera documentazione richiesta (cosiddetto concordato in bianco) riservandosi di presentare la residua documentazione, ed in particolare la proposta di concordato, in un termine fissato dal Tribunale tra 60 e 120 giorni (normalmente 120 giorni), dalla data di pubblicazione della domanda di concordato nel Registro delle Imprese, prorogabili per giustificati motivi di altri 60 giorni.
E’ un tempo tecnico nel quale (art.168 L.F.) non possono essere iniziate o proseguite eventuali azioni esecutive o cautelari e nel corso del quale potrebbe intervenire una qualche normativa nazionale di sostegno alle aziende ed è comunque un tempo di trattativa con le banche creditrici e/o con fornitori e clienti per arrivare, ove possibile, ad un accordo per la ristrutturazione del debito (art. 182 bis L.F.).
Posto che (art. 160 L.F.) “l’imprenditore che si trova in stato di crisi può proporre ai creditori un concordato preventivo” pare opportuno, alla luce della gravissima situazione economica del paese che certamente non è attribuibile all’imprenditore, che la domanda di concordato preventivo, pur con le riserve evidenziate, venga proposta da ogni avveduto imprenditore che, con una corretta valutazione della propria azienda, si renda conto che non è opportuno attendere che la crisi aziendale renda impossibile o quantomeno difficile trovare positiva soluzione in una continuità aziendale

 

Crisi Coronavirus – salvare le imprese e le aziende: contatti

 

Al riguardo prima di assumere un incarico professionale il coordinamento di studi legali presenti nell’intero territorio nazionale che partecipano all’iniziativa Crisi Coronavirus – salvare le imprese e le aziende in crisi, in collaborazione per quanto occorra con commercialisti e tecnici bancari esperti nella materia, resta disponibile ad una valutazione a titolo gratuito delle opzioni alternative evidenziate in relazione alla situazione della specifica azienda. Il coordinamento nazionale è contattabile all’indirizzo salvareleaziende@gmail.com ed il nostro studio legale, coordinatore per la regione Veneto è contattabile telefonicamente al n. 041980911 e per E-mail all’indirizzo segreteria@ticosoci.it

 

[1] Più in dettaglio il D. Lgs. 23 dell’8 aprile 2020 ha deliberato per le PMI una garanzia dello stato del 100% del prestito fino a 25.000 euro, con il massimo del 25% del fatturato, una garanzia del 90% dell’erogato per prestiti fino a 800.000 euro per imprese con fatturato fino a 3,2 milioni (con possibilità di arrivare al 100% con Confidi) e fino a 5milioni di euro per aziende fino a 499 dipendenti. Ha inoltre deliberato di dare garanzia dello stato tramite SACE al 90% per imprese con meno di 5.000 dipendenti e fatturato inferiore a 1,5 miliardi, all’80% per imprese con oltre 5.000 dipendenti e fatturato tra 1,5 e 5 miliardi, al 70% per imprese con fatturato sopra i 5 miliardi, in ogni caso per importi non oltre il 25% del fatturato il doppio del costo del personale