Sentenze del 2020 su divieto di avvalersi di procacciatori d'affari

04 Agosto 2020
Avv. Prof. Gianluca Sicchiero  

Con sentenza 30 luglio 2020, n. 16433, la seconda sezione civile della Corte di cassazione ha confermato alcuni principi in tema di procacciamento di affari.

Anzitutto il s.c. ha ritenuto che “la nozione di procacciamento di affari - tuttora in vigore - va intesa in senso meramente economico e non strettamente tecnico (Cass. 3/2010), essendo sufficiente che il terzo abbia indirizzato un certo numero di clienti e che il notaio ne abbia beneficiato nello svolgimento delle attività, risultando in tal modo alterato il momento della libera scelta del professionista da parte dei clienti (Cass. 6679/1996)”.

Il rilievo deontologico, viene confermato, sussiste anche se ciò avvenga senza compenso: “la decisione è conforme al disposto dell'art. 31, lett. a) e b) del codice deontologico, che proibisce anche il procacciamento svolto a titolo gratuito, essendo comunque violato il divieto di concorrenza con condotte poste in essere in forme compatibili, per valutazione dell'ordine di appartenenza, con il decoro e la dignità della categoria professionale (Cass. 2274/1963)”.

 Un caso di procacciamento è stato individuato, in altra decisione, nel “rogare atti presso studi di altri professionisti in favore di loro clienti emettendo anche le fatture relative al suo compenso, non già, al soggetto intervenuto nell'atto, bensì al professionista in questione” (Sent. 5 marzo 2020, n. 6302).

 E’ opportuno richiamare anche altra recente decisione in tema di attività svolte in modo ricorrente presso strutture di terzi (sent. 12 febbraio 2020, n. 3458), con cui la Cassazione ha detto che la perdita di imparzialità che i Principi legano a questa ipotesi, non è un elemento necessario, in quanto l’illecito è di pericolo:
“In diritto, una volta che la regola della imparzialità venga declinata, alla stregua dell'art. 31 del codice deontologico, non come concreto esercizio di equidistanza nella redazione degli atti, ma in termini preventivi e di garanzia dell'immagine della categoria come dovere di astensione, nella fase della assunzione dell'incarico, da comportamenti che influiscano sulla designazione, la presenza consistente presso vari recapiti stabili di organizzazioni diviene rilevante“ e questo, precisa la Corte, “non come fatto espressivo di concreta parzialità, nè come indice di concorrenza, nonostante il riferimento della sentenza all'accaparramento di clientela, che va inteso, con riferimento alla portata della norma deontologica, come concorso consapevole del notaio in una scelta etero-diretta del professionista, vista come elemento idoneo a turbare le condizioni che ne assicurano l'imparzialità”.

 Infine, dal profilo processuale, la sent. n. 16433/2020 ha confermato che, essendo il giudizio di cassazione inerente la corretta applicazione del diritto e non il merito, risulta quindi  insindacabile la valutazione sul comportamento di collaborazione o meno del notaio con il consiglio notarile, dovuto in base all’art. 22 dei Principi di deontologia, ribadendo nel contempo che “la violazione di tale obbligo è condotta contraria alla espressa enunciazione di una regola di comportamento professionale, lesiva del prestigio e del decoro della classe notarile, e, come tale, sanzionabile ai sensi dell'art. 147 della Legge Notarile (Cass. 32147/2018; Cass. 24962/2016; Cass. 11451/2015; /2016, n. 24962 “.