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L'ultima pronuncia della Cassazione sulla rettifica ex art. 59 bis l.n.

23 Febbraio 2021
Avv. Prof. Gianluca Sicchiero  

Funzione della rettifica ex art. 59 bis l.n.

Com’è noto l’art. 59 bis della legge notarile è stato introdotto per consentire rimedi a piccolo errori che possano capitare durante la stesura dell’atto notarile mediante la rettifica.

Questo può infatti essere emendato da “errori od omissioni materiali” a condizione che si tratti di “dati preesistenti alla sua redazione”.

In tal senso, ad es., se una parte intenda avvalersi di un determinato beneficio fiscale, la relativa dichiarazione non riguarderà un dato materiale preesistente e la sua omissione non sarà superabile con la rettifica.

La necessità che si tratti di dati preesistenti ha indotto la letteratura a negare che la rettifica possa valere per i dati che si devono generare al momento dell’atto.

Vero è che il tema si presta ad approfondimenti: non è infatti raro che la legge consenta la conferma di un atto nullo se un’omessa dichiarazione che deve essere “generata” nella stesura dell’atto non dipenda dall’assenza del requisito che debba essere attestato.

Ad es. l’art. 46 d.p.r. 380/2001 prevede al comma 4 la conferma dell’atto, nullo per omessa menzione del titolo abilitativo, se questo preesistesse; del pari l’art. 30 al comma 4bis consente la conferma o integrazione dell’atto di vendita o divisine di terreno nullo per mancata allegazione del certificato di destinazione urbanistica, con successivo atto pubblico che alleghi tale certificato.

Anche il comma 1 ter dell’art. 29 l. n. 52/1985 consente la conferma dell’atto nullo per mancanza della dichiarazione di conformità catastale, se questa invece preesistesse all’atto nullo per omessa menzione.

In linea generale la conferma ex art. 59 bis l.n. deve quindi intendersi in senso coerente con queste disposizioni: se anche una determinata attestazione deve essere fatta alla stipula dell’atto, se il fatto da attestare preesista ed ovviamente la situazione sia conforme alla legge al momento dell’atto (e non della rettifica), allora la rettifica sarà correttamente utilizzata.

In fondo, a ben vedere, qui siamo in presenza di dichiarazioni di scienza, in ordine all’esistenza di presupposti materiali richiesti dalla legge.

Dal profilo soggettivo, infine, la rettifica può riguardare sia un atto del notaio che la effettua, sia un atto di altro notaio, perché la legge non ha posto limiti all’intervento di correzione;

Inapplicabilità della rettifica ex art. 59 bis alle dichiarazioni di volontà.

La rettifica non può invece riguardare volontà che le parti non abbiano manifestato in ordine agli effetti che intendano produrre con l’atto.

Ad es. trasferire o meno una determinata pertinenza o creare una servitù al momento della divisione di un fondo sono questioni strettamente connesse alla volontà che le parti devono manifestare e sulla quale il notaio effettua la propria verifica ex art. 47 l.n.

Qui il silenzio dei contraenti non è rimediabile perché non saremmo mai in presenza di un dato materiale preesistente.

La sentenza della II sezione della Corte di Cassazione 17 febbraio 2021, n. 4171 lo ha ribadito che “al riguardo non può che ribadirsi ed affermarsi che la correzione possibile con lo strumento di cui all'art. 59-bis cit., non può mai interferire con la già manifestata volontà delle parti”: nel caso censurato, la rettifica consisteva nell'esclusione dall'oggetto della compravendita di un garage in origine invece ricompreso nel rogito.

E nell’affermare questo limite la Corte richiama “i condivisi precedenti di cui alla costante giurisprudenza di questa Corte, che ha avuto modi) di affermare come quello direttamente rettificabile dal notaio sia l'errore riguardante le indicazioni catastali (Cass. civ., Sent. 21 gennaio 2015, n. 1063), il mero errore materiale che non incide sul contenuto sostanziale dell'atto. L'ipotesi della materialità dell'errore è quella che è sostanziata nel fatto che l'errore riguarda la sola espressione della volontà delle parti e non già la formazione della medesima (Cass. civ., Sent. n.5196/2002 e 8242/2003). L'errore materiale è, quindi, quello che attiene ad elementi di minor importanza che non concretano incertezza sul reale contenuto e sull'oggetto dell'atto”.

Inapplicabilità della rettifica ex art. 59 bis l.n. ai provvedimenti giurisdizionali

I giudici hanno precisato che la rettifica non può valere per correggere errori di atti giurisdizionali, “atteso che tale disposizione è destinata ad operare per rettificare atti propri del notaio, non anche altri tipi di atti pubblici, quali segnatamente i provvedimenti giurisdizionali” (così a proposito di un decreto di trasferimento: Cass., 9 giugno 2017, n. 14498). La soluzione è certamente esatta, perché i provvedimenti giurisdizionali seguono un procedimento di impugnazione o di correzione regolato dal codice di procedura civile ed il notaio non può sostituirsi a questi, superando eventuali preclusioni processuali.

Rettifica ex at. 59 bis l.n. ed illecito disciplinare

Ultima notazione è che se l’omissione o l’errore diano luogo ad una violazione che rilevi dal profilo disciplinare, allora la rettifica non potrà impedire l’eventuale procedimento disciplinare; secondo la giurisprudenza ormai dominante, l’effetto civilistico della rettifica non giunge ad eliminare la rilevanza dell’errore, in ragione del principio tempus regit actum che, secondo la corte di cassazione, trova applicazione indefettibile in sede disciplinare.

Con l’ordinanza 29 agosto 2019, n. 21828 ha detto infatti che “la necessità quindi di dover in ogni caso avere riguardo alla avvenuta stipula di un atto affetto da nullità, occorrendo traguardare il giudizio di responsabilità disciplinare a tale momento, e senza che quindi abbia rilievo l'eventuale successiva conferma dell'atto, ove ritenuta ammissibile da parte del legislatore, non consente quindi di attribuire portata decisiva alle affermazioni, pur richiamate dalla difesa del ricorrente di cui alla recente decisione di questa Corte n. 29894/2018, laddove in motivazione si ritiene che, proprio in relazione ad una vicenda che concerneva la medesima ipotesi di nullità qui in esame, la responsabilità (disciplinare) del notaio verrebbe meno, ove già nel procedimento disciplinare o comunque davanti al giudice, il notaio dia prova che sia stato posto in essere l'atto di conferma e che al momento del compimento dell'atto nullo sussisteva la conformità allo stato di fatto dei dati catastali. Trattasi però di affermazioni rese a livello di obiter dicta (posto che nella fattispecie decisa nel precedente ora richiamato, non risultava comunque dimostrata la conferma, sicchè questa Corte era chiamata a valutare la responsabilità disciplinare per il compimento di un atto che non aveva ricevuto conferma, e che restava affetto da nullità) e che non tengono conto dei superiori rilievi circa la necessità di traguardare il giudizio di disvalore disciplinare al momento del compimento dell'atto nullo, stante l'irrilevanza ai fini che qui interessano, della successiva sorte dell'atto (evento quanto che potrà, se del caso, incidere su altri e diversi profili di responsabilità del professionista, quale ad esempio quella civile)“.