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Ancora sui limiti della rettifica ex art. 59 bis l.n.

27 Dicembre 2022
Avv. Prof. Gianluca Sicchiero  

Limiti di rettifica dell'atto notarile.

L’art. 59 bis l.n. è stato introdotto per evitare che mere sviste che comportino errori nell’atto pubblico giungano a renderlo nullo, con ovvie conseguenze tanto civilistiche che deontologiche.
Il legislatore, in altre parole, ha ritenuto possibile emendare l’atto da questi errori, sul presupposto che si tratto di rettificare appunto l’atto o correggendoli, come per l’errore nell’indicazione dei dati catastali (su cui v. le sent. 25-5-2021, n. 14318 e 21.1.2015, n. 1063) di un codice fiscale, del nome di una via ecc. oppure inserendo ciò che era sfuggito.
Il presupposto è che si tratti di dato preesistenti, non di dati che dovevano formare al momento dell’atto (Cass., 17-2-2021, n. 4171): ad es. l’omessa dichiarazione di volersi avvalere dei benefici prima casa quanto ad imposta di registro, ad es., non può essere inserita successivamente con una rettifica, perché è una dichiarazione che non può ricondursi ad un fatto preesistente non dichiarato per errore.
La conferma si ricava anche a contrariis dall’art. 29 della l. n. 52/1985, dove è stato inserito il comma 1 bis proprio per consentire di dichiarale ex post la conformità catastale oggettiva, dato sicuramente preesistente ma che deve essere attestato al momento della formazione dell’atto: senza questa precisazione in quella disposizione, in alte parole, l’art. 59 bis l.n. non sarebbe stato utilizzabile per sanare quella nullità.
La cassazione ha ribadito da poco questi concetti, dichiarando che la rettifica non può essere utilizzata in queste ipotesi:  acquisizione di un certificato di destinazione urbanistica, comprendente un'unità immobiliare tralasciata nella certificazione precedente; aggiunta di dichiarazione che non erano intervenute modifiche rispetto alla situazione urbanistica risultante nel certificato oggetto di intervenuta rettifica; sostituzione della dichiarazione delle parti, non corrispondente al vero, che l'immobile oggetto di compravendita preesistesse al 1967, con quella secondo cui l'edificazione, successiva, fosse stata oggetto di licenza edilizia.
Queste le parole di Cass., 27-10-2022, n. 31795:
E' indubbio che con la rettifica non può ritenersi possibile porre rimedio ad incertezze sul contenuto sostanziale dell'atto rogato dal notaio, bensì intervenire solo per "correggere" meri errori di natura oggettiva e documentale, senza che si renda necessaria un'attività interpretativa del notaio, ragion per cui, ove quest'ultimo vi faccia ricorso al di fuori dei presupposti imposti dalla legge, l'aver proceduto illegittimamente alla rettifica produce la nullità della rettifica stessa, che si riverbera sull'applicazione dell'art. 28 della L.N. In altri termini, deve affermarsi che il notaio, il quale attraverso la rettifica abbia modificato o fatto caducare effetti negoziali che si sono già prodotti ai sensi d i legge, eccede i limiti inderogabili a lui imposti dall'art. 59-bis L.N. e, pertanto, compie un atto vietato dalla legge sussumibile nell'alveo di applicabilità del regime della nullità previsto dal citato art. 28, comma 1, n. 1, della L.N., il quale - si noti - sancisce testualmente il divieto per il notaio di ricevere atti (in generale e non solo intervenire in contratti o negozi giuridici) che sono espressamente proibiti dalla legge.

In senso contrario alla prospettazione del ricorrente, deve considerarsi che la rettifica si sostanzia in una dichiarazione di scienza mediante la quale - quando ne ricorrano le condizioni di legge - il notaio può porre in essere un "atto solo materialmente integrativo", che, perciò, si correla, in un unico ‘contesto sostanziale, all'atto pubblico o scrittura privata autenticata di riferimento, senza, tuttavia, che - ed è questo l'aspetto dirimente della quaestio iuris - con esso si possano sanare gli effetti invalidanti già prodottisi ai sensi di legge e non emendabili, quindi, dal notaio con un suo unilaterale intervento successivo.
L'errore direttamente rettificabile dal notaio - ovvero in virtù di una sua specifica ed esclusiva iniziativa - è, quindi, quello meramente materiale che non incide sul contenuto sostanziale dell'atto che sia stato già formato, dal quale sia conseguita la produzione dei suoi effetti nel mondo giuridico. Lo stesso discorso vale per le omissioni del tutto materiali (cfr., da ultimo, Cass. n. 4171/2021)
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La sentenza appena richiamata, cioè Cass., 17-2-2021, n. 4171, aveva correttamente ritenuto illegittimo il ricorso alla rettifica nel caso di “esclusione dell'oggetto della compravendita di un garage in origine invece ricompreso nel rogito” rettificato.