Trust liquidatorio ed imposta sulle donazioni: meglio il trust autodichiarato

13 Aprile 2020
Avv. Prof. Gianluca Sicchiero  

Trust liquidatorio ed imposta sulle donazioni: meglio il trust autodichiarato…

Trust liquidatorio ed aliquota dell’imposta sulle donazioni: quella fissa…

La lunga querelle sull’aliquota dell’imposta sulle donazioni da applicare ai trasferimenti di beni in esecuzione di un trust sembrava essere stata ormai definita, in base al principio per cui:
 "in tema di "trust", l'imposta sulle successione e donazioni, prevista dall'art. 2, comma 47, del d.l. n. 262/2006, anche per i vincoli di destinazione, è dovuta non al momento della costituzione dell'atto istitutivo o di dotazione patrimoniale, fiscalmente neutri in quanto meramente attuativi degli scopi di segregazione ed apposizione del vincolo, bensì in seguito all'eventuale trasferimento finale del bene al beneficiario, in quanto solo quest'ultimo costituisce un effettivo indice di ricchezza ai sensi dell'at. 53 Cost.": Cass. 17 luglio 2019, n. 19167. 

…e quella proporzionale 

Senonchè la sezione tributaria del S.C. ha precisato che laddove risulti un trasferimento di beni in capo al trustee con effetto definitivo ed immediato, si realizza subito il presupposto dell’arricchimento gratuito de trustee, anche se poi egli debba provvedere ad altri trasferimenti e dunque in tal caso l’imposta è dovuta nella misura dell’8%.
In tal senso, ha detto la corte (30 maggio 2018, n. 13626), “è chiaro, infatti, che, allorquando il beneficiario sia unico e ben individuato (determinando, nel caso di specie, in assenza di rapporti di parentela con la disponente, l'applicazione dell'aliquota massima dell'8%) ed il negozio costitutivo non preveda, neppure in via subordinata, il ritorno dei beni in capo al settlor, l'operazione dismissiva evidenzi, in assenza di provati intenti elusivi, una reale volontà di trasferimento, con la conseguente applicabilità immediata dell'aliquota di volta in volta prevista".
Ciò accade, ad es., se il trustee cui i beni siano conferiti debba liquidare il patrimonio per pagare i creditori del disponente (settlor), mentre tale effetto è invece impedito se non sia noto fin dall’inizio se tutto il patrimonio dovrà effettivamente essere liquidato a tal fine, potendo una parte venir restituita al conferente una volta pagati i creditori.
Con l’ordinanza 3 marzo 2020, n. 5766 la cassazione ha ribadito questi concetti, già espressi nell’ordinanza 5 dicembre 2018, n. 31445:
"solo una volta che si realizzerà l'effetto traslativo si potrà, in alcune evenienze (allorquando, cioè, nell'atto costitutivo vengano individuati numerosi soggetti, magari in via gradata, a seconda che si verifichino o meno determinati eventi dedotti), individuare con precisione gli effettivi beneficiari, in tal guisa determinando, per l'effetto, l'aliquota (oscillante tra il 4 e l'8%, a seconda del rapporto che intercorre tra il disponente ed il beneficiario) in concreto applicabile in sede di tassazione indiretta. Nel caso, ad esempio, in cui il trust sia costituito con lo scopo di destinare gli eventuali beni oggetto di segregazione alla soddisfazione di creditori, gli atti di disposizione degli stessi sconteranno la tassazione all'uopo prevista (essendo solo il ricavato vincolato alla destinazione ab initio impressa), laddove non è da escludere che i cespiti in fine ritornino al disponente, una volta estinti i debiti”.  

L’imposta sul trust autodichiarato

Invece laddove si sia in presenza di trust autodichiarato, si imprime certamente un vincolo sui beni ma non si attua alcun trasferimento.
Lo ribadisce l’ordinanza del 2020, che richiama Cass., 26 ottobre 2016., n. 21614, la quale ha stabilito questo principio:
"l'istituzione di un trust cosiddetto "autodichiarato", con conferimento di immobili e partecipazioni sociali, con durata predeterminata o fino alla morte del disponente-trustee, con beneficiari i discendenti di quest'ultimo, deve scontare l'imposta ipotecaria e quella catastale in misura fissa e non proporzionale, perchè la fattispecie si inquadra in quella di una donazione indiretta cui è funzionale la "segregazione" quale effetto naturale del vincolo di destinazione, una "segregazione" da cui non deriva quindi alcun reale trasferimento di beni e arricchimento di persone, trasferimento e arricchimento che dovrà invece realizzarsi a favore dei beneficiari, i quali saranno perciò nel caso successivamente tenuti al pagamento dell'imposta in misura proporzionale".
Alla fine, quindi, la via del trust autodichiarato, se si vuol imprimere questo vincolo sui beni a favore dei creditori, sembra la più conveniente, perché sconterà solo imposte in misura fissa e quelle proporzionali saranno versate quando avranno luogo i successivi trasferimenti, laddove il conferimento dell’intero patrimonio ad un trustee perché provveda alla liquidazione sconta l’imposta proporzionale.
Tutt’altra questione, ovviamente, è la possibilità di assoggettare immediatamente i beni conferiti in tust ad azione esecutiva difetta ex art. 2929 bis c.c. o, decorso l’anno, ad azione revocatoria ordinaria, da parte di creditori che non si fidino del debitore (in caso di trust autodichiarato) o del tustee.